POST-INDUSTRIAL
In Italia si stima che ci siano circa 9 miliardi di metri quadrati di aree dismesse (dati Istat del 2012). La maggior parte di questi spazzi proviene da un passato
industriale che ha lasciato segni indelebili sul paesaggio urbano delle nostre città. Questo importante dato però potrebbe essere visto anche come un enorme opportunità per tutte le principali città italiane. Una delle città che ha subito negli anni una forte industrializzazione è Torino ed è proprio li che è nato il Parco Dora, trasformando così una periferia post- industriale dismessa in un polmone urbano e luogo di aggregazione . Siamo a Torino, correva l’anno 1997 e sulle sponde del fiume Dora (attuale Spina 3) stava tramontando il lungo capitolo dell’industrializzazione torinese con la chiusura dell’ultimo stabilimento della Michelin. E’ infatti in quest’area che dalla seconda metà dell’Ottocento nasceva la Torino industriale, fatta di grandi fabbriche metal meccaniche, trasformando
radicalmente il paesaggio.
A partire dal 1970 inizia un lento declino dell’industria dovuta ad una pesante crisi petrolifera. La dismissione progressiva degli impianti ha portato con se un lento processo di degrado e abbandono che culmina definitivamente nel 1997 con la chiusura dell’ultimo stabilimento produttivo. Molte industrie che avevano cambiato i connotati delle città italiane lasciavano definitivamente i nostri centri urbani verso altre aree del mondo. Sul piano urbanistico il risultato è stato l’abbandono e la dismissione di enormi porzioni di territorio.
A quasi dieci anni dalla chiusura delle attività nella Spina 3 il comune di Torino ha avvertito la necessità di riqualificare questa vastissima area per donare sia alla
città che al tessuto sociale un parco accogliente e di uso comune. Il progetto del Parco Dora nasce grazie ad un bando internazionale avviato nel 2004 vinto da
alcune società con il contributo prezioso del paesaggista Peter Latz. Inizia così una pregevole opera di gentrificazione avvenuta per aree che portano tutt’oggi il nome degli stabilimenti che in passato vi risiedevano: Vitali, Ingest, Valdocco, Michelin e Mortara. Terminato definitivamente nel 2014 il vasto parco di oltre 400.00 metri quadrati è diventato uno dei più grandi polmoni verdi della città. Ogni area integra ambienti naturalistici ad elementi del passato industriale, conservati e riqualificati: come la torre di raffreddamento della Michelin e la grande struttura dello strippaggio. Altro elemento fondamentale del parco è il fiume Dora, valorizzato grazie alla riqualificazione delle sponde. Il riuso e la reinterpretazione degli spazi hanno restituito una nuova identità al luogo, oggi parco naturale e luogo di socialità riconnesso al tessuto vivo urbano. I maggiori
protagonisti della reinterpretazione di questi spazi post industriali sono le giovani generazioni, che hanno trasformato quest’area in un luogo ideale per la street
art, per la socialità e le attività sportive di vario genere oltre che ad eventi musicali. Questa riqualificazione è anche un’opera di sostenibilità ambientale e sociale che ha come obbiettivo quello di costruire una società
migliore per tutta la collettività: creando nuovi spazzi comuni in cui potersi esprimere, far rinascere le periferie urbane e rafforzare la coesione e la tolleranza sociale. In Italia sono innumerevoli le zone che andrebbero fatte rinascere, il Parco Dora di Torino è l’esempio perfetto di quanti benefici possa portare un riqualificazione urbana con lo sguardo verso il futuro delle nostre città.